2.Finalità e obiettivi
L’idea di creare una tale rete tecnologica si basa in realtà sui solidi presupposti di una vicenda storica millenaria, quale raramente si riscontra in altre regioni d’Italia, e dell’origine più che secolare di un sistema di musei e istituzioni culturali, che coincide con l’ascesa al trono del Regno di Napoli di Carlo di Borbone, nel 1734. In quest’epoca si forma, infatti, nella città partenopea, con il consolidamento di un potere centrale, una rete di strutture culturali, a cominciare dai musei fondati sul preesistente nucleo delle collezioni dinastiche che Carlo ereditò dalla madre Elisabetta Farnese, arricchite nel progresso di tempo da prestigiose raccolte di materiali acquisite da privati e dagli oggetti provenienti dagli scavi condotti in terra vesuviana o nelle varie province del Regno, allora esteso a tutta l’Italia meridionale.
Questa politica di accentramento culturale si concretizza, alla fine del XVIII secolo, nell’ambizioso progetto intrapreso da Ferdinando IV di fare confluire nell’unica sede del Palazzo degli Studi, poi Real Museo Borbonico e ora Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tutte le collezioni d’arte e di antichità allora esistenti nel Regno, la biblioteca reale, alcuni archivi, oltre ad una serie di istituti scientifici, museali e accademici, di assoluto rilievo (fig. 1). Ai nuclei originari si aggiunge, in seguito, una notevole quantità di manufatti artistici recuperati da chiese e monasteri, soppressi durante il decennio della dominazione francese di Gioacchino Murat (1806-1815), collegando così, anche dal punto di vista istituzionale, la direzione del Real Museo Borbonico alla tutela e alla gestione complessiva dei "beni culturali" presenti nel territorio.
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